Profumati con dolcezza: i vini dolci pugliesi da vitigni aromatici visti dal sommelier – Giuseppe Baldassarre

Profumati con dolcezza: i vini dolci pugliesi da vitigni aromatici visti dal sommelier – Giuseppe Baldassarre

 

Dopo un lungo periodo di appannamento di immagine e di oblio da parte di esperti, enoappassionati e grande pubblico, sembra che i vini dolci, e specialmente i passiti, stiano vivendo un revival, un ritorno di interesse, di appeal e di consensi. Era ora! Non può essere un caso se fra 22 super eccellenze premiate quest’anno dalla nostra Guida Vitae con il simbolo del tastevin vi siano ben sei passiti italiani, uno più incantevole dell’altro. E se scorressimo le pagine della stessa pubblicazione dedicate ai vini di Puglia, scopriremmo anche lì alcune belle sorprese riguardanti etichette regionali di vini dolci. Che sia arrivato il momento dell’atteso riscatto?

I vitigni aromatici, per una lunga tradizione che ci riporta all’antica Grecia, alle isole greche, al Mediterraneo orientale, ai floridi commerci dei mercanti veneziani e genovesi e ai riti liturgici di monaci e di ecclesiastici secolari, si sono dimostrati capaci di connotare con la loro ricchezza di profumi e aromi la dolcezza e la pastosità di vini che facevano sognare nettari e ambrosie.

Nella nostra regione sono stati soprattutto il moscato reale di Trani e alcune nobili malvasie a tracciare questo solco già dall’epoca medievale. Un solco che sarebbe un errore imperdonabile smarrire nella continuità con l’oggi. E intanto, a questo patrimonio di varietà aromatiche pugliesi se ne sono aggiunte due, entrambe preziose, che potremmo definire autoctone: mi riferisco a moscatello selvatico e minutolo.

Moscatello selvatico

Una prima traccia in terra di Bari di questo vitigno, all’epoca chiamato moscatello selvaggio, la si trova in una relazione storica del Bisceglia pubblicata agli inizi dell’Ottocento. Le analisi del DNA hanno svelato trattarsi di un incrocio spontaneo fra bombino bianco e zibibbo o moscato di Alessandria, avvenuto probabilmente in Puglia, anche se non si sa esattamente quando.

Un vitigno autenticamente autoctono, dunque, che oggi si estende su una sessantina di ettari, distribuiti un po’ in tutte le province pugliesi, anche se con una superficie più ampia nel Barese e nella BAT.

Il profilo aromatico è più delicato e più gentile, rispetto a quello del moscato bianco, con potenzialità enologiche entusiasmanti, in parte ancora da approfondire, ma che contemplano, fra i vini dolci, sia spumanti che passiti.

Minutolo

Confuso a lungo col fiano, questo vitigno precedentemente chiamato fiano della Valle d’Itria, fiano aromatico e fiano minutolo, dopo le analisi genetiche che hanno smentito qualsiasi parentela col fiano, è stato ribattezzato minutolo o moscatellina. Lo caratterizza un corredo aromatico di particolare finezza, che rivela una notevole vicinanza con quello del moscato.

E’ coltivato attualmente su poche decine di ettari, ma si sta diffondendo anche al di fuori della Valle d’Itria un po’ in tutte le province pugliesi, con un moltiplicarsi di etichette davvero sorprendente. Anche per quel che riguarda i vini dolci, spumanti, vendemmie tardive e passiti, i risultati sono estremamente promettenti.

Un futuro dalle dolci promesse

Ancora una volta la Puglia si rivela una terra traboccante di sorprese dal punto di vista ampelografico ed enoico e dotata di un incredibile potenziale, anche sul versante dei vini dolci. Malvasie bianche o nere, moscato bianco, moscato giallo, moscato d’Alessandria, moscatello selvatico e minutolo costituiscono una tavolozza aromatica multicolore, dalla quale produttori, agronomi, enologi e altri tecnici del settore possono attingere per dare forma a una molteplicità vini dolci, fortemente ancorati alla terra pugliese e alla sua cultura. La storia, la geografia, lo stile di vita pugliese e la gastronomia della nostra regione offrono innumerevoli opportunità per la valorizzazione di etichette che, dopo un lungo periodo di crisi, sembrano pronti a ritrovare il giusto risalto, anche attraverso proposte innovative. Ai sommelier, fra gli altri, il compito di raccogliere la sfida per esserne entusiasti comunicatori e trascinanti ambasciatori.

Dott. Giuseppe Baldassarre

Relatore e membro della Giunta Esecutiva Nazionale AIS